LA STORIA

 

 

 

Le origini di Fiumara risalgono all’epoca delle imprese piratesche, quando le popolazioni delle marine, soggette ai continui attacchi dei pirati furono costrette a rifugiarsi in luoghi montani, ove organizzare una vita piu’ sicura e tranquilla. Fiumara fù fondata dai Cenesi, che abbandonata la loro città CENE, posta sul Capo Cenide (oggi Punta Pezzo), si allontanarono dal mare quel tanto che consentisse loro di potervi scendere giornalmente, per esercitare la pesca e i piccoli commerci lungo le coste.

Il luogo scelto dei Cenesi per il nuovo insediamento fu il nostro monte, alto, isolato e circondato da profondi burroni.

Sulla sommità di questo monte fu costruito il CASTELLO, che ebbe lunga vita e gloriosa, e che fu poi distrutto nel terremoto del 1783.

Il primo nome di Fiumara fu Cenisia, città dei Cenesi.

Ciò è comprovato dal fatto che fino a pochi decenni fa', nella Litania Mariana era cantato: “Sancta Maria, advocata populi caenensis, ora pro nobis”. MOTTA DEI MORI - Questo è il nome nei documenti ufficiali comparso nell’anno 1302.

Nei documenti ecclesiastici custoditi nell’Archivio parrocchiale è chiaramente scritto

“Motta Morum”.

Infine, in un editto del XIII secolo di Carlo d’Angio’, compare per la prima volta il nome di Fiumara di Muro.

Con quest’editto il Re nominava il figlio di Fulcone Ruffo, Enrico, Conte di Fiumara, “per merce’ di servizi a lui fatti”.

Gli storici non sono d’accordo sull’ultimo nome “Fiumara di Muro”.

Qualcuno penso’ che potesse provenire dalla MURA della città, altri dai muri costruiti per arginare il fiume. Altri, ancora dai frutti (mori) dei gelsi piantati lungo il fiume, che servivano all’industria del baco da seta. Qualche storico, infine fece risalire il nome dai MORI, i corsari dalla pelle scura.

 

LA NUOVA CITTÀ

 

La pianta della nuova città con il castello turrito si puo’ vedere in un quadro conservato nel convento dei Cappuccini, che rappresenta la Madonna degli Angeli che protegge l’antica cittadella.

Nel castello sorgeva la Matrice (chiesa principale), che ando’ completamente distrutta nel terremoto dell’anno 1783.

In quella chiesa i Fiumaresi seppellivano i loro morti, come era usanza, quando non esistevano i cimiteri.

E dopo la distruzione del castello e della Matrice continuarono a portarli lassu’, dando vita  ad un piccolo camposanto, che ancora oggi è sinonimo di castello.

 

I SIGNORI DI FIUMARA

 

Fiumara compare nella storia per la prima volta, alla fine del XIII secolo, quando Carlo D’Angio’ nomino’ Conte di Fiumara un figlio di Fulcone Ruffo, di nome Enrico, e ciò come dice lo storico Fiore, “Per merce’ di servizi a lui fatti”.

Ad Enrico successe nell’anno 1330 il figlio Guglielmo, che era anche conte di Sinopoli.

I Ruffo tennero Fiumara fino al 1411, fino a quando Ladislao d’Angio’, vincitore di Luca Durazzo d’Angio’, tolse la nostra Motta ai Ruffo che avevano patteggiato per i Durazzo, e la cedette alla famiglia dei Sanseverino.

Nel 1422 figura Signore di Fiumara un Conte di Terranova.

Nel 1474 ne era padrone il Principe Bertodo Carafa.

Nell’anno 1582 Donna Diana dei Principi Carafa vendette per 100.000 ducati, il feudo di Fiumara al Principe di Scilla, D.Vincenzo Ruffo.

I Ruffo, così tornarono a Fiumara, e vi mantennero il loro dominio per due secoli, fino a quando con la rivoluzione francese non furono aboliti i diritti dei feudatari.

 

 

ANGIOINI E ARAGONESI

 

Per due secoli, nel trecento e nel quattrocento, continuarono a contendersi la Sicilia e la Calabria, e i nostri padri, come dice lo storico Spano’ Bolani, erano costretti a subire il dominio ora degli uni, ora degli altri, dalI’Angioino all’Argonese o da questo a quello senza mai trovare pace.

Da un decreto della Regina di Napoli Giovanna I d’Angio’, dell’anno 1372, risulta che la nostra Motta dipendeva dal Capitano di Reggio, che aveva la giurisdizione dal Capo Bruzzano a Bagnara.

Ma i Fiumaresi si erano resi indipendenti, e tali rimasero fino all’arrivo di Re Ladislao vincitore di Federico d’Angio’ Durazzo.

Quando Ladislao Re di Napoli confisco’ i beni dei Ruffo che avevano seguito in Provenza il suo rivale, e li diede ai Sansevenno, i tempi erano assai tristi, particolarmente per Reggio, ridotta, a causa delle continue guerre tra angioini e aragonesi,a una piccola e povera citta’.

Le molte migliaia di fuochi si erano ridotti nell’anno 1421 al numero di 1300, e dopo soli cinque anni la popolazione non raggiungeva le duecento famiglie.

La nostra Motta, invece, per la sua favorevole posizione tra i monti, non soffri’ molto per il passaggio dall’uno all’altro contendente, e continuo’ a prosperare per l’intraprendenza dei sui abitanti e per il valore dei suoi uomini .

Fu questo il periodo in cui nacque il genio del piu’ illustre cittadino di Fiumara, Nicola Melissari.

 

IL CAPITANO NICOLA MELISSARI

 

Nell’anno 1443 Alfonso d’Aragona si fece proclamare “Re di qua e di la’ del Faro”, come dire, della Sicilia e della Calabria.

Reggio perse la sua autonomia e fu data al Conte Cartona, mentre Fiumara rimase indipendente, e fu in quel periodo che maggiormente fiori’, per l’intelligenza e la forza dei suoi figli.

Il piu’ illustre uomo di Fiumara ha nome Nicola Melissari, figura leggendaria, che per conto del suo protettore Alfonso d’Aragona, compi’ imprese memorabili.

Nel 1443, alla testa di 400 fiumaresi, conquisto’ la citta’ di Bagnara. Si diresse poi a Scilla, e con gli uomini aumentati a 700, la occupo’ in tre giorni d’assedio.

Per la sua resistenza Scilla dovette pagare 3000 reali. (Il reale, detto anche augustale o carolenze d’oro, all’epoca in cui scrisse il libro gia’ citato, valeva 16 lire).

Da Scilla passo’ a Reggio, accolto trionfalmente. Qui raccolse altri 2500 armati, e piombo’ su Matta S.Giovanni, che occupo’ senza resistenza, e sottoponendola a una contribuzione di 400 reali.

Si rivolse poi a Pentidattilo, che cerco’ di resistere. Ma la lunga resistenza costò cara agli abitanti, che sì videro confiscati i beni e privati del bestiame.

Conquisto’ inoltre, S.Lorenzo, che dovette pagare 3000 reali di taglia.

Si rivolse infine a Bova, che fu risparmiata dalla distruzione per l’intercessione del suo vescovo, ma dovette pagare una taglia di ben 5000 scudi.

Il Re Alfonso, per gratitudine stabili’ un Feudo, che chiamo’ “De proditoribus”, dei beni cioe’, confiscati, e le dono’ al Capitano Melissari.

 

IL PRINCIPE BERTOLDO CARAFA

 

Morto Re Alfonso nell’anno 1458, gli successe il figlio Ferdinando, che mado’ il figlio Alfonso a risiedere a Reggio.

Era signore di Fiumara allora, il principe Bernardo Carafa, il quale si era impossessato di alcuni beni dei reggini e di quelle delle monache dei SS.Quaranta.

I reggini si rivolsero al figlio del Re, perche’ ordinasse ai Carafa di restituire loro i beni.

Bernardo Carafa dovette restituirli, ma appena il Principe Alfonso parti’, se ne impossesso’ nuovamente, facendosi beffa dei reggini.

 

I TURCHI IN CALABRIA

 

All’erta, all’erta: la campana sona

li turchi so’arrivati alla marina

chi n’ha le scarpe rotte se le sola

cusì nun ha paura di pigliare spine.

 

Questo era il grido che si sentiva lungo  le spiagge calabresi, quando erano devastate dalle navi dei turchi.

La prima comparsa dei Turchi in Calabria avvenne il 28 agosto 1511.

Sbarcarono a Calamizzi nei pressi di Reggio, indisturbati,con un’armata di 60 legni.

Rimasti padroni della citta’ per tre giorni, depredarono ogni cosa: le case, le chiese, e frugarono perfino nei cimiteri, alla ricerca di oggetti preziosi...

Dopo otto anni ritornarono, e fecero peggio.

Nell’agosto del 1532 tentarono una nuova avventura, che gli ando’ male, per il valore di un abile capitano di Fiumara, il Conte Paolo Ruffo.

Era comandante dei Turchi Airadena Barbarossa, che con l’aiuto del rinnegato napoletano Teofilo Pignatelli, si presento’ davanti a Catona con un’armata di 80 navi.

Il Conte Ruffo, raccolti tutti i suoi dipendenti del Cenideo, li armo’ e li condusse a Catona, ove ingaggio’ una furiosa lotta con i Turchi che erano sbarcati.

I Turchi battutti dal valore dei fiumaresi, cercarono scampo nella fuga,imbarcandosi precipitosamente.

In premio per la grande vittoria, Paolo Ruffo ottenne che anche i foresi fossero ammessi all’ufficio di mastroginati (assessori), mentre prima avevano diritto solo i capi d’arte.

 

 

L'IMPERATORE CARLO V VISITA FIUMARA

 

Il grande imperatore Carlo V,venuto a conoscenza dell’importante fatto d’arme di Catona,volle conoscere il Capitano Paolo Ruffo. e visitare Fiumara in attestato di riconoscenza per il valore dei suoi abitanti.

Proveniente su due galee da Tunisi e diretto a Napoli, sbarco’ a Catona. Qui il Sindaco di Reggio, che appena appreso del desiderio dell’imperatore di salire a Fiumara, lo prego’ di recarsi in visita prima a Reggio.

Carlo V accondiscese, ma subito dopo sali’ a Fiumara con una splendida cavalcata, e rinnovo’ le sue lodi alla popolazione.

Poi parti’ per Napoli, ove lo attendevano grandi feste.

 

IL BARBAROSSA

 

Barbarossa fu il vero flagello dei nostri litorali. Le sue scorrerie sui nostri mari non si contano.

In una di queste catturo’ la figlia del comandante del castello di Reggio, che poi sposo’.

Fu in quella occasione che fece prigioniero Girolamo Melissari, che con tutta la famiglia si era- rifugiato nel castello di Reggio.

Dopo otto anni di schiavitu’ tutta la famiglia,(Girolamo, la moglie Atonia Campolo  e i cinque figli: Bartuccio, Fabio, Francesco, Lucrezia e Diano), fu liberata per intercessione della bella Flavia, moglie di Barbarossa, e per la generosita’ di Girolamo Melissari, che sborso’ 4000 ducati.

 

 

LA FEROCE VENDETTA DI BARBAROSSA

 

Il Barbarossa non aveva dimenticato l’umiliazione subita anni prima ad opera del Capitano Ruffo, e non vedeva l’ora di vendicarsi.

Nel 1543 sbarco a Tropea,, dove il povero Gaetano ando’ a vedere la figlia che il Barbarossa portava sempre con se.

Poi sbarco’ a Catona, e piombo’ subito su Fiumara impreparata e indifesa.

La vendetta fu tremenda, furono incendiate case, trucidati molti cittadini, e altri in gran numero, fatti prigionieri.

Narrano le storie che i prigionieri erano talmente stipati nelle barche, che      molte morirono per asfissia, e altri, ancora semivivi furono buttati a mare per ordine del Barbarossa.

Le ‘Cesarse- Case Arse”, un gruppo di abitazioni dirimpetto nella valle opposta ricordano ancora oggi il grande incendio appiccato dai Turchi nel lontanissimo anno 1543.

 

FIUMARA FONDA NUOVE COLONIE

 

La prosperita’ di Fiumara nel medioevo fu dovuta allo sviluppo delle colture della canna da zucchero e di quella dei gelsi che serviva per l’industria del baco da seta.

 Fu quella l’eta’ dell’oro della Motta di Fiumara, ma specialmente per  Catona, il cui primo nucleo fu fondata dai Fiumaresi nel luogo che assunse la denominazione di Cannameli, perche’ fu qui che si sviluppo’ la coltivazione della canna da zucchero.

I Fiumaresi scendevano ogni giorno, lungo l’unica strada allora disponibile, il greto del torrente, per i loro commerci e per la pesca,per poi a sera tornare alle loro case.

Altri Fiumaresi si sparsero per il Cenideo, fondando San Roberto, Rosali’, Salice, Campo, Cannitello, Pezzo, Fossa e Acciarello.

 

LE PARROCCHIE

 

San Roberto, il piu’ antico paese fondato dai Fiumaresi, fu elevato a Parrocchia nell’anno 1635, quantunque gli abitanti ne avessero fatta richiesta fin dal 1605. Rosali’ fu elevata a Parrocchia nel 1621, Catona nel 1701.

Nel 1701 fu creata la Parrocchia di Campo, é da essa dipendevano le contrade di Cannitello, Piale, Pezzo, Fossa e Acciarello.

La Parrocchia di Cannitello venne creata neI 1760, da essa dipendevano Pezzo e Piale, mentre Fossa e Acciarello continuavano a dipendere da quella di Campo.

 

L’ARCIPRETURA DI FIUMARA

 

L’Arcipretura di Fiumara, chiamata anche “Comunia”, che presiedeva a tutte le Parrocchie sopra citate, fu elevata nell’anno 1751, con Bolla pontificia del Papa Benedetto XIV,a “INSIGNE COLLEGIATA". Dalla Bolla si rileva che nella Collegiata vi erano quattro “Dignita” l’Arcidiacono (Arciprete)- il Decano, il Cantore e il Tesoriere.

 

 

 

 

 

I CONVENTI DI FIUMARA

 

Fiurnara oltre ad essere un centro politico e militare di grande rilievo, fu anche sede di importanti istituti religiosi.

Come e’ noto, nel passato i conventi non erano solo luoghi di raccoglimento e di pieta’, ma assolvevano anche al compito di conservare e tramandare la cultura oltre che quella religiosa, anche quella filosofica e umanistica

Fiumara ha il vanto di avere avuto contemporaneamente due conventi:

il convento dei Domenicani e quello dei Frati Minori Cappuccini.

Quello dei Padri Domenicani fu distrutto dal terremoto del 1783, e non venne piu’ ricostruito.(Oggi nei pressi sorge la chiesa di Croce)

Vita piu’ lunga e gloriosa ebbe invece il convento dei Frati cappuccini.

Fu fondato da Padre Ludovico da Reggio, a spese della Nobil donna Elenora Furnari e di Cesare Suppa.

L’epigrafe ancora visibile nel convento dice:

 

LOCUS ISTE

In coenobium 1553 -in Tyrocinium 1600

Dilatatu bis 1691 et 1731 - In valetudinarium

1739- Dilatatio Thori et Ecclesiae 1751 –

Translatio ianuae maioris 1752.

 

Il convento ebbe un lanificio per la tessitura della lana, che serviva per i Frati dei ventidue conventi delle provincie monastiche di Reggio e Catanzaro.

Possedeva una farmacia che somministrava gratuitamente le medicine ai poveri dei dintorni.

I buoni Frati avevano installato un doppia mensa, una per i poveri, e l’altra per i  viandanti e per i vergognosi!

Il nostro convento fu distrutto dai terremoti due volte, nel 1783 e nel 1908. Ma ambedue le volte venne ricostruito

 

IL COLLEGIO

 

Fu aperto nel 1911, e aveva lo scopo di avviare i ragazzi alla vita religiosa francescana. Ebbe in principio un discreto successo, e molte famiglie della provincia vi mandarono i loro figlioli, anche per il fatto che le scuole pubbliche erano in quell’epoca assi scarse.

Ma gli studi, se erano abbastanza buoni quelli umanistici, erano incompleti quelli scientifici, e non davano sufficiente garanzia ai giovani che avrebbero voluto proseguire gli studi nelle scuole dello Stato. Per questo motivo i ragazzi tornarono  quasi   tutti ai loro paesi.

 

LA GRADE   CARESTIA

 

Nel 1763 vi fu in Sicilia e in Calabria una grande carestia.

Dicono gli storici che a Fossa furono visti preti aggirarsi per le campagne, alla ricerca di erbe mangerecce con cui cibarsi.

A Fiumara non stavano meglio, le provviste erano esaurite.

Un giorno, i Fiumaresi affamati partirono in gran numero alla volta di Cannitello, allo scopo di catturare qualche veliero che trasportasse grano,

si imbarcarono sulle barche dei pescatori e attesero il passaggio del primo veliero. Ne spunto’, infatti, uno carico di grano diretto a Napoli.

 Affamati ne chiesero almeno una parte. Ma il comandante si rifiuto’ asserendo che il grano era diretto a Napoli dove vi era pure una grande carestia, e per impedire che i fiumaresi lo prendessero con la forza fece sparare col cannoncino di bordo un colpo a salve.

Gli affamati spaventati dal gran fragore del colpo scesero a terra, ed entrati nella vicina chiesa presero la statua della Madonna e si misero in processione, seguendo la rotta della nave che si allontanava, e cantando le Litanie.

Il comandante si impietosi’, e sceso a terra cedette una buona porzione di grano agli affamati.

La storia dice che si videro anche cittadini nobili di Fiumara portarsi alla bocca pugni di grano.

 

IL TERREMOTO DEL 1783

 

Lo storico Carlo Botta cosi’ descrive la violenza del terremoto dell’anno 1783:

 

“I tremuoti distruttori di tanti paesi, furono allora tre, quello del 5 febbraio ne comincio’ il guasto, quello del 7 continuo’ e finalmente quello del 28 marzo die’ l’ultimo crollo. Non vi fu chiesa, non vi fu casa, non edificio pubblico o privato che non sia stato in frantumi o reso inabitabile”.

 

Le vittime non furono molte, perche’ fortunatamente la scossa piu’ forte avvenne di giorno. Fiumara ebbe 22 morti, Cannitello 19, Campo 4, Catona 15, e la piccola Fossa, assieme a Pezzo e Acciarello ebbe solo due morti. -

Col terremoto del 1783 ha inizio il declino di Fiumara, perche’ gran parte della sua popolaziome preferi’ ricostruire le case sul litorale ove sorgevano i piccoli borghi di Fossa, Pezzo, Cannitello e Acciarello.

 

 

 

NASCE VILLA SAN GIOVANNI

 

FOSSA all’epoca del terremoto del 1783 era un piccolo borgo compreso tra i torrenti Solaro e Campanella. Ai lati della Fossa altre due piccole borgate, Pezzo e Acciarello, in tutto 200 abitanti.

Ma il teremoto cambio’ ben presto la fisionomia della zona, e cio’ a causa della massiccia migrazione di fiumaresi, che scendevano dalla vecchia Fiumara semidistrutta per ricostruire le loro case sulla marina.

In quel periodo alla Fossa non esisteva la parrocchia, e gli abitanti per ascoltare la Messa dovevano recarsi a Campo o a Cannitello. Vi era solo una chiesetta di proprieta’ della famiglia Barletta, distrutta dal terremoto del 1783.

 

LA FAMIGLIA CARACCIOLO

 

Una illustre famiglia - i Caracciolo - proveniente da Scilla, aveva una sua chiesetta a Ferrito, dedicata a San. Giovanni Battista.

Poiche’ a Villa non vi era neppure una cappella, i Caracciolo d’accordo con gli abitanti della Fossa ne costruirono una in un terreno di loro proprietà e la dedicarono a S.Giovanni Battista, come quella di Ferrito.

Da allora Fossa comincio’ a chiamarsi FOSSA SAN GIOVANNI.

Ma un’altra illustre e potente famiglia proveniente da Fiumara, si oppose a questa nuova denominazione, e fece tanto che il nuovo nome fosse VILLA FOSSA, e cosi’ figurasse nei documenti ufficiali.

 

Altra vivace lotta vi fu tra le due potenti famiglie sulla scelta del Santo Titolare della parrocchia fondata dalla Curia di Reggio nell’anno 1789.

I Greco sostenevano che poiche’ la titolare della prima cappella esistente a Villa della Fossa, quella della famiglia Barletta, era la Madonna Immacolata, la Titolare della parrocchia dovesse essere la stessa Madonna Immacolata.

I Caracciolo volevano che il titolare fosse il loro patrono, S.Giovanni Battista.

I Greco ebbero partita vinta, e un’altra importante vittoria l’ebbero quando si tratto’ di eleggere il primo sindaco, che fu D.Giuseppe Greco.

Ma i Caracciolo la spuntarono sui Greco quando ottennnero un decreto dal Re Ferdinando IV in data 6 novembre 17891, col quale veniva ordinato che i nomi di FOSSA, FOSSA S.GIOVANNI e VILLA DELLA FOSSA fossero cambiati in quello di VILLA SAN GIOVANNI.

 

Villa San Giovanni continuava a dipendere civilmente da Fiumara, e ognuno puo’ immaginare i disagi cui andavano incontro gli abitanti ogni qual volta dovevano salire a Fiumara per certificati di nascita, di morte, matrimoni e giudizi pubblici. Pertanto, unitisi agli abitanti delle contrada Acciarello, Pezzo, Pia1e Cannitello, fecero un supplica al Re di Napoli. perche’ permettesse  loro di eleggersi un sindaco separato da Fiumara.

L’istanza ebbe parte favorevole dal Marchese di Fuscaldo Spinelli, Visitatore Generale in Calabria, in data 21 agosto 1798. Venne cosi’ eletto il primo sindaco che fu D.Giuseppe Greco.

Nel 1805 gli abitanti di Villa S.Giovanni, Acciarello, Pezzo, Piale e Cannitello, si staccarono anche economicamente da Fiumara.

 

FAMIGLIE ILLUSTRE DI FIUMARA

 

Numerose sono le famiglie, oltre ai Melissari e ai Ruffo, che hanno onorato Fiumara. Alcune di esse emigrarono dopo il terremoto del 1783, come i Greco e gli Adorno. Altre rimasero a Fiumara e occuparono posti di responsabilità, come i Morgante,che furono spesso a capo dell’amministrazione civica

Tra le famiglie che lasciarono Fiumara spicca quella dei Greco, che si stabili’ a Villa San Giovanni. D.Giuseppe Greco, di professione farmacista, fu il primo Sindaco di Villa S.Giovanni.

Ebbe due figli D.Pietro, celebre chimico, e D.Raffaele anch’egli farmacista.

Fu proprio D.Giuseppe a ricostruire nel rione di Casal Bruciato l’antica chiesetta dei Barletta, che divenne poi sede della parrocchia fondata nel 1789. Il primo parroco fu un reggino, D.Damaso Pughiatti.

 

Altra famiglia illustre fu quella degli Adorno, che si stabili’ a Campo Calabro. Un Adorno fu il primo Podesta’ di Fiumara.

 

Altra notissima famiglia quella dei Catalano rimasta a Fiumara dopo il terremoto.

Vincenzo Catalano fu uomo politico d’importanza nazionale, deputato alla Costituente concessa dal Re Ferdinando nel 1820.

 

 

UOMINI ILLUSTRI DI FIUMARA

 

Girolamo Fava

Sacerdote del XVI secolo. Uomo di integerrimi costumi, particolarmente versato nelle lettere latine, pittore e scultore. Rifulse soprattutto nell’arte della scultura microscopica.

Tommaso Aceti

Scrittore reggino, coetaneo del Fava, riferisce che il Fava costruiva con un legno speciale: il basso, frutti di ogni specie, “cosi’ naturali che ognuno si ingannava, credendoli veri e colti dall’albero”. Scrive l’Aceti che una volta fece un piccolo carro in legno, della grossezza di un nocciolo, sopra cui stavano scolpiti in rilievo uomini, donne, e distintamente si vedevano i buoi e il bifolco che li guidava con le redine in mano.

Ne fece poi un altro simile, tirato da una fila di pulci, fatti anch’essi di bosso.

Un lavoro piu’ impegnativo fu quello della Passione di Gesu’: la Cena, la Cattura, la coronazione di spine, la crocifissione e la resurrezione. Il tutto, dice Tommaso Aceti, poteva racchiudersi nel guscio di una noce.

L’Aceti registra altre opere, della stessa grandezza e precisione, e aggiunge che furono presentate al Re Carlo V di Francia e a Filippo Re di Spagna, che le ritennero miracoli d’arte. -

 

UN GRANDE GIURECONSULTO

 

Cornelio Ruffo

 

Fu vero luminare di scienza e celebre giureconsulto.

Scrisse una pregevole opera intitolata: MARE MAGNUM sulle leggi, che come e’ noto erano intricate e confuse.

 

 

UN DEPUTATO ALLA COSTITUENTE

 

Vincenzo Catalano

 

Della illustre famiglia Catalano. Uomo di legge, fu uno dei tre deputati inviati da Reggio al Parlamento di Napoli, quando nel 1820 Re Ferdinando concesse la Costituzione.

 

DUE DEI MILLE di GARIBALDI

 

Michelangelo Calafiore

Rocca Morgante

 

 

 I loro nomi figurano nel decreto pubblicato sulla Gazzetta Uffciale del 12.11.1878,n.266 al posto n.203 il primo e al posto n.669 il secondo

 

UN FRATICELLO CAPPUCCINO

 

Frate Leone da Fiumara - Viene ricordato per le virtu’ nelle cronache religiose dei Frati Minori Cappuccini.

 

APPENDICE

LA VIA POPILIA

 

E’ la via costruita dal console P.Popilio,nel 131.a.C, che portava da Capua a Reggio,lunga 321 miglia,che da Mallea (oggi)Milea),scendeva a Fiumara e da qui a CaTONA E Reggio.

 

CATONA

 

Il primo nucleo di case fu fondato dai fiumaresi sulla destra del fiume nel luogo chiamato poi Cannameli. Qui potevano esercitare il vecchio mestiere di pescatore e dedicarsi ai piccoli commerci lungo le rive dello Stretto.Ma Catona divenne assai presto un centro importante di traffici marittimi e costitui’ quello che era stato gia’ sulla punta del Capo Cenide, il TRAIECTUM  SICILIAE, o passaggio per la Sicilia. Non vi era porto, ma una stazione d’imbarco e sbarco. Su questo luogo vi era una statua dedicata a qualche divinita’, che doveva proteggere i naviganti. La stazione di Catona veniva chiamata “AD FETRUM AD STATUAM’, che significa “presso quel braccio di mare ove e’ la statua”. Catona raggiunse nel medioevo una notorieta’ tale, che Dante la ricorda nella Divina Commedia con questi versi:

 

“E quel corno d’Ausonia che s’imborge

di Bari, di Gaeta e di Catona,

da ove Tronto e verde in mare sgorga.

                              Paradiso Canto VIII versi 61,62,63

 

Così parla l’anima di Carlo Martello,morto forse a soli 24 anni nel1295.

Dante lo aveva conosciuto quando il giovane Principe  si era recato da Napoli   a Firenze per incontrare suo padre Carlo II il Zoppo.

 

EBREI A FIUMARA

 

 

Dal 1475 al 1494 trovarono rifugio a Fiumara famiglie ebraiche, provenienti dalla Spagna, dalla Sicilia, dalla Francia e dalla Germania.

Le famiglie erano protette dal governo aragonese.

 

 

 

 

 OSPEDALI A FIUMARA

 

Fiumara ebbe due ospedali: LA CROCE e LA PIETRA GRANDE, che ebbero rendite proprie, che erano amministrate dai sindaci.

 

LA PRIMA STRADA ROTABILE

 

E’ la strada provinciale costruita aI tempo dei nostri nonni, dopo l’unificazione, dal nuovo governo italiano, e fu allora chiamata dal popolo la “La strada nova “.

 

IL NOSTRO VECCHIO FIUME

 

Oggi si chiama semplicemente “TORRENTE CATONA”. Ebbe piu’ nomi nel passato.

Si chiamo’ “Materazzi”, poi “Malumenti” (dal luogo dove la sorgente), e piu’ recentemente “Cenisio”.

 

 

                                          

                   

 

LA VECCHIA FARMACIA

 

Si chiamava in tempi passati “Spezieria” ed era di proprieta’  di Giovannino Sferrone.    

 

L’UFFICIO POSTALE

 

Il titolare del primo ufficio postale di Fiumara fu Felice Sferrone, figlio di  Giovannino Sferrone.

 

UNIVERSITA’E COMUNE

 

 Anticamente Fiumara era denominata UNIVERSITA’,oggi l’antico termine è sostituito dal Comune.

L’antica denominazione fu abolita agli inizi dell’800.

 

 
 
Una FAMIGLIA BENEMERITA

 

Agli inizi del ventesimo secolo si affermo’ la famiglia dei Forgiane.

Francesco Forgiane ebbe quattro figli:Francesco,Giuseppe,Luigi e Beniamino.

Il primo si laureò in medicina,il secondo ed il terzo in farmacia,il quarto fu Sindaco del paese.

Il dotto Francesco Forgiane fu il primo medico che Fiumara ebbe dopo l’unificazione del Regno d’Italia:

Il fratello Giuseppe aprì la prima Farmacia nel paese,mentre l’altro laureato in farmacia si trasferì a Padova  e lì esercitò la professione.

 

FIUMARA e La BRECCIA DI PORTA PIA 

 

Crea Domenico,Giuseppe Stracuzza  entrarono in Roma dalla breccia di Porta Pia.

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Cenni storici tratti da una memoria storica di Giuseppe Idone,data in concessione a Dionisio Crea,Giuseppe Stracuzza,Natale Caminiti.(Lettera del 19.12.1995)

 

Giuseppe Idone,figlio di Francesco e di Caterina Crea, nacque a Fiumara il 18 Luglio 1902  vive a Roma ed è padre di due figli:Francesco,medico ospedaliero e Bianca ,laureata in Ecomonia e commercio ,funzionaria al Ministero delle Finanze.

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Trascritta sul sito da:

Vincenzo Caminiti

Medico chirurgo,nato a Reggio Cal.  il 26.8.1975

Residente in Fiumara in Via Caserma 18.

 

 

Di prossima pubblicazione la storia recente di Fiumara.